Dal 22 gennaio 2025 è in vigore il Regolamento (UE) 2025/40 del Parlamento Europeo e del Consiglio, la nuova legge europea sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, nota anche come Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR).
Sostituisce una direttiva vecchia di trent’anni (la 94/62/CE) e ridisegna in modo profondo le regole su come gli imballaggi devono essere etichettati, gestiti e smaltiti. Per le cantine che già usano, o stanno valutando un’etichetta digitale con QR code, ci sono novità che valgono la pena di conoscere.
Cos’è il Regolamento (UE) 2025/40 e perché riguarda anche il vino
Il Regolamento 2025/40 si applica a tutti gli imballaggi, indipendentemente dal materiale: vetro, carta, plastica, metallo, compositi. Non c’è una categoria esclusa e questo include le bottiglie di vino, le capsule, i tappi, le scatole da regalo e qualsiasi altro imballaggio che accompagna il tuo prodotto fino al consumatore finale.
L’obiettivo dichiarato del legislatore è duplice: ridurre i rifiuti di imballaggio e, questo è il punto più interessante, armonizzare le regole in tutta l’Unione. Ogni Stato membro finora si è arrangiato con le proprie etichette di raccolta differenziata, i propri simboli, i propri colori. Il risultato è un caos che non aiuta né i produttori che esportano né i consumatori che si trovano una bottiglia italiana in Germania e non sanno dove buttare il tappo.
Il nuovo regolamento vuole chiudere questa fase. E lo fa in modo abbastanza netto.
Addio ai vecchi codici materiali: arrivano i pittogrammi armonizzati UE
Finora, quando su un imballaggio compariva una sigla come “GL 70” o “PAP 21”, si trattava di codici di identificazione dei materiali, introdotti a livello europeo negli anni ’90 su base volontaria. Sigle comprensibili agli addetti ai lavori, invisibili alla maggior parte dei consumatori, e applicate in modo diverso da paese a paese.
Il Regolamento 2025/40 introduce qualcosa di diverso: un sistema di pittogrammi armonizzati, cioè icone visive obbligatorie che indicano al consumatore in quale contenitore conferire ogni componente dell’imballaggio. Non più codici alfanumerici che richiedono una chiave di lettura, ma simboli grafici direttamente comprensibili, come il simbolo del punto verde, ma con un sistema unificato per tutta l’UE.
Entro il 12 agosto 2026 la Commissione Europea dovrà adottare gli atti di esecuzione che definiranno nel dettaglio come sarà fatto questo pittogramma armonizzato, le sue specifiche grafiche e i formati ammessi, inclusa la versione digitale. A partire dal 12 agosto 2028 l’etichetta con i pittogrammi diventerà obbligatoria su tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’Unione.
Cosa significa per una bottiglia di vino? Che ogni componente separabile dell’imballaggio (la bottiglia, il tappo, la capsula, l’etichetta stessa) dovrà essere identificato con il simbolo corrispondente al materiale di cui è composto, in modo che il consumatore sappia dove conferirlo senza indovinare.
Come funziona il nuovo sistema di classificazione degli imballaggi
Dietro ai nuovi pittogrammi c’è un sistema di classificazione preciso, definito in maniera provvisoria nell’Allegato II del regolamento. Non si parla più genericamente di “vetro” o “plastica”: il testo identifica 22 categorie di imballaggio, ognuna con il proprio materiale, il proprio formato e, dal 2030, la propria classe di riciclabilità (A, B o C).
Ad esempio per una bottiglia di vino “standard”, avremo che ogni componente dell’imballaggio sarà inclusa in una categoria specifica e distinta:
- La bottiglia in vetro → Categoria 1 (vetro)
- Il tappo di sughero → Categoria 20 (legno e sughero)
- La capsula in alluminio → Categoria 5 o 6 (alluminio rigido o semirigido/flessibile)
Quattro componenti, quattro categorie, quattro pittogrammi distinti. E questo è il caso di una bottiglia semplice: chi usa capsule composite, etichette plastificate o imballaggi secondari si troverà a gestire combinazioni ancora più articolate.
Il punto è che qualunque sistema di raccolta differenziata impostato prima di questa normativa, digitale o cartaceo, è stato costruito su una logica diversa, quella dei vecchi codici materiali. Non è un aggiornamento di forma quindi, è una revisione di contenuto: le categorie cambiano, cambiano i pittogrammi, cambia il modo in cui ogni componente deve essere comunicato al consumatore.
Le Cantine che hanno scelto un sistema interno per la strutturazione dell’etichetta digitale saranno quindi chiamate a rivedere completamente la parte che riguarda la comunicazione delle informazioni di smaltimento. Mentre per quelle che si sono affidate a servizi esterni, saranno sollevate da tale adempimento, essendo lo stesso in capo all’azienda che fornisce loro il servizio di etichettatura digitale.
Il QR code è ora uno strumento ufficiale per la raccolta differenziata
Questa è forse la novità più rilevante per chi usa un’etichetta digitale sul vino. Il Regolamento 2025/40 prevede esplicitamente che gli operatori economici possano apporre sull’imballaggio un codice QR o altro supporto dati digitale contenente informazioni sulla destinazione di ciascun componente al fine di facilitare la cernita da parte dei consumatori.
Non è un’alternativa alla-leggera. Il regolamento specifica che quando le dimensioni o la natura dell’imballaggio non consentono di stampare fisicamente tutte le indicazioni (e una bottiglia di vino è un buon esempio) le informazioni possono essere fornite tramite un unico codice leggibile elettronicamente. Il QR code non è solo tollerato: è la soluzione prevista dal legislatore per i casi in cui l’etichetta fisica non basta.
C’è poi un dettaglio tecnico importante, scritto nero su bianco nell’articolo 12 del regolamento: quando un atto giuridico dell’Unione già prevede che le informazioni sul prodotto imballato siano fornite tramite un supporto dati, come nel caso del vino, dove il QR code è obbligatorio per ingredienti e valori nutrizionali dal 2023, è consentito utilizzare un unico supporto dati per tutte le informazioni richieste, sia quelle sul prodotto (ingredienti, valori nutrizionali) che quelle sull’imballaggio (raccolta differenziata). Le due sezioni devono essere distinguibili, ma il QR è uno solo.
Per chi usa già un’etichetta digitale conforme alla normativa vino del 2023, questo è un aggiornamento gestibile: si tratta di integrare nella stessa pagina le indicazioni per la raccolta differenziata dei diversi componenti dell’imballaggio.

Multilingue obbligatorio: un problema che il digitale risolve alla radice
Il regolamento stabilisce che le informazioni sull’imballaggio, incluse quelle per la raccolta differenziata, devono essere messe a disposizione in una o più lingue facilmente comprensibili per gli utilizzatori finali, nella lingua o nelle lingue stabilite dallo Stato membro in cui l’imballaggio viene commercializzato.
Tradotto: se vendi in Germania devi avere le istruzioni per la raccolta differenziata in tedesco. Se vendi in Francia, in francese. Se vendi nei due mercati contemporaneamente, in entrambe le lingue.
Su con un’etichetta cartacea gestire più mercati con lingue diverse è un problema logistico: o ristampi etichette diverse per ogni paese, o metti tutto in etichetta finché c’è spazio, o rinunci a qualche mercato. Con un QR code collegato a una pagina digitale, il problema si risolve diversamente: la stessa bottiglia, con lo stesso QR, può mostrare le istruzioni nella lingua corretta in base alle impostazioni dello smartphone o alla geolocalizzazione. Un solo imballaggio fisico, contenuti adattati al mercato.
Validità in tutta l’UE: un’etichetta che funziona ovunque
Uno dei problemi concreti dell’attuale frammentazione normativa è che le etichette di raccolta differenziata progettate per il mercato italiano non sono necessariamente comprensibili né legalmente conformi in Spagna, Polonia o Austria. Ogni Stato membro ha avuto finora un margine significativo per definire le proprie regole, i propri simboli, i propri colori dei contenitori.
Il Regolamento 2025/40 cambia questa logica alla radice. Essendo un regolamento e non una direttiva, si applica direttamente in tutti gli Stati membri senza necessità di recepimento nazionale. I pittogrammi armonizzati che la Commissione definirà entro agosto 2026 saranno gli stessi in Italia, Germania, Svezia e Polonia. Chi produce un imballaggio conforme a questo sistema non dovrà adattarlo mercato per mercato ma sarà valido ovunque nell’Unione.
Per le cantine che esportano in Europa, è una semplificazione concreta. Un’etichetta digitale aggiornata ai nuovi standard UE sarà riconosciuta e conforme in tutti i mercati europei senza modifiche.
Il vino e il deposito cauzionale: l’esenzione che vale la pena conoscere
Il regolamento introduce anche l’obbligo, entro il 1° gennaio 2029, di sistemi di deposito cauzionale e restituzione per bottiglie di plastica e contenitori di metallo per bevande. Un sistema che in alcuni paesi del Nord Europa esiste già da decenni e che ora diventa obbligatorio a livello UE.
Il vino, però, è esplicitamente escluso da questo obbligo. L’articolo 50 del regolamento esonera dal sistema di deposito cauzionale le categorie di prodotti vitivinicoli disciplinati dal Regolamento (UE) n. 1308/2013 cioè, di fatto, tutto il vino. La bottiglia di Barolo o di Vermentino non dovrà portare un contrassegno di deposito cauzionale, a differenza di una bottiglia di acqua minerale o di birra in lattina.
Questo non cambia gli obblighi in materia di etichettatura dei materiali. La bottiglia in vetro andrà ancora identificata e dovrà avere le indicazioni per il conferimento corretto. Ma l’infrastruttura del deposito cauzionale, con i costi e la complessità logistica che comporta, non riguarda il settore vitivinicolo.
Le date da segnare: una roadmap chiara
Il regolamento è entrato in vigore l’11 febbraio 2025, ma le scadenze operative sono scaglionate nel tempo:
- 12 agosto 2026 → La Commissione adotta gli atti di esecuzione che definiscono i pittogrammi armonizzati e le specifiche per le etichette digitali
- 12 agosto 2028 → Le etichette armonizzate con pittogrammi diventano obbligatorie su tutti gli imballaggi immessi sul mercato
- 12 febbraio 2029 → Per gli imballaggi riutilizzabili entra in vigore l’obbligo dell’etichetta aggiuntiva con QR code per la tracciabilità
- 1° gennaio 2029 → Entrano in vigore i sistemi di deposito cauzionale obbligatori (ma il vino è esente)
Tre anni sembrano tanti. In realtà, considerando che la Commissione definirà i dettagli tecnici solo nel 2026, il tempo per adeguarsi è meno di due anni. Per chi ha già strutturato un sistema di etichettatura digitale sarà un aggiornamento. Per chi parte da zero, il cantiere sarà più impegnativo.

Cosa significa tutto questo per la tua cantina
Il Regolamento 2025/40 non impone oggi nessun obbligo immediato sulle bottiglie di vino. Ma traccia con chiarezza la direzione in cui si muove la normativa europea: etichettatura degli imballaggi armonizzata, pittogrammi visivi al posto dei codici, QR code riconosciuto come strumento ufficiale per le informazioni al consumatore, incluse quelle per la raccolta differenziata.
Per le Cantine che hanno scelto una soluzione “fatta in casa” per le etichette digitali, ora avranno l’incombenza di rimettere mano al sistema creato per adeguarlo alla prossima normativa. Per chi non ha ancora un’etichetta digitale strutturata, ogni anno che passa aggiunge un nuovo strato di obblighi da gestire insieme.
Affidarsi invece ad un sistema che pensa a tutti questi aspetti, sollevando la Cantina da continui adempimenti, rappresenta senz’altro la scelta vincente.
Se vuoi un’etichetta digitale che può coprirti su tutti questi fronti, evoluzioni normative comprese, QuvéeR è lo strumento ideale, grazie alla sua capacità di adattarsi ad ogni dimensione aziendale.
QuvéeR offre un servizio di etichettatura digitale per il vino pensato per durare nel tempo, aggiornabile quando cambia la norma, accessibile da qualsiasi smartphone inquadrando il QR sulla bottiglia.





